martedì 26 maggio 2015

Fabrizio De Andrè

Fabrizio De André nasce il 18 febbraio 1940 a Genova (Pegli).
Nella primavera del '41 il padre, antifascista, visto l'aggravarsi della situazione a causa della guerra, si reca nell'Astigiano alla ricerca di un cascinale ove far rifugiare i propri familiari e acquista la Cascina dell'Orto ove Fabrizio trascorre parte della propria infanzia con la madre e il fratello.
Sin da piccolo manifesta grande interesse per la musica tanto che si avvicina allo studio di molti strumenti quali violino e chitarra.
È indubbiamente il contesto storico in cui è nato e cresciuto ad influenzare ampiamente i testi delle sue canzoni che spesso toccano temi profondi. La melodia invece si avvicina ai modelli americani e francesi del tempo che riescono a stregare il giovane cantautore. De Andrè  si accompagna con la chitarra acustica, che si batte contro l'ipocrisia bigotta e le convenzioni borghesi imperanti, in brani diventati poi storici come "La Guerra di Piero", "Bocca di Rosa", "Via del Campo".



 

"Il protagonista è un soldato, Piero, che in una luminosa giornata di primavera, dopo un lunghissimo cammino iniziato nel cuore dell'inverno, varca il confine che divide due nazioni. Mentre riflette sull'inutile ferocia della guerra, vede in fondo alla valle un soldato nemico che certamente prova le sue stesse paure ed è tormentato dai dubbi. Pur consapevole che soltanto uccidendolo potrà salvarsi, Piero appare indeciso sul da farsi. Quell'incertezza, frutto di un atto istintivo di umana solidarietà, gli sarà tuttavia fatale, perché l'avversario, accortosi del pericolo, non esiterà a sparargli" (P. Briganti - W. Spaggiari, Poesia & C., Zanichelli, Bologna 1991, p. 434). 

La follia della guerra viene denunciata senza lasciare spazio a giustificazioni. L'unica colpa di Piero è di non aver ucciso un uomo con la divisa di un altro colore, non per vigliaccheria ma per un senso di fratellanza.


Propaganda fascista

La diffusione del fascismo si fonda anche su di una forte opera di propaganda diretta a coinvolgere la maggior parte della popolazione soprattutto a livello emotivo, tanto che si mira a coinvolgere tutti gli aspetti della quotidianità. In seguito sono riportati alcuni esempi.



 Il Bo pubblica  il 16 giugno 1940 questa prima pagina il grido osceno "Viva la guerra!". Solo dei ragazzi intossicati dalla propaganda fascista potevano esaltare con queste parole idiote il massacro dei popoli.




1940. La copertina di questa pagella riporta in buon ordine le 'rivendicazioni' del Regime: Tunisia, Fiume, Suez, Gibuti. L'onnipresente Mussolini collega l'Italia con le aride terre del tardivo Impero di Vittorio Emanuele III.


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“La difesa della razza”, anno IV, n. 3, 20 febbraio 1940



"La difesa della razza”, anno III, n. 8, 5 dicembre 1940 

La lotta contro le unioni fra italiani delle colonie africane e popolazione nera precedette la promulgazione delle leggi antisemite. Specifici provvedimenti penali furono previsti per gli 
uomini che si sarebbero uniti stabilmente ad una donna africana. 
Gli scienziati razzisti giustificarono i divieti del regime con la teoria della infertilità degli ibridi: si trattava di una teoria che proveniva dalla botanica ma che non trova alcuna validità scientifica.
Nelle due immagini, l'infertilità degli accoppiamenti “meticci”  viene rappresentata inserendo fra le due figure un simbolo che rimanda alla morte, sia esso un teschio oppure fiore senza vita.


Per un commento più approfondito

1940 dalla A alla z

Alice non lo sa

Bombardamenti

Chaplin

Dittatura fascista

Ernest Hamingway

Fabrizio De Andrè

Guerra mondiale

Hitler

Ideologia

Libby

Marcello Creti

Nazismo

Otto Frisch

Propaganda politica

Q

Ruben & Kamen

Salvador Dalì

Torino sotto attacco

Uranio

Veicolo a trazione integrale

Z



lunedì 25 maggio 2015

Il progetto Manhattan





In quegli anni era in via di sviluppo il progetto Manhattan per la costruzione di un ordigno nucleare. La guerra fra i paesi infatti si era spostata anche in campo scientifico.
La reazione di fissione nucleare fu prodotta per la prima volta nel 1938 dal gruppo di Fermi a Roma e dal gruppo di Strassmann a Berlino. Molti fisici, come Otto Frisch e Leo Szilard, intravidero possibili utilizzi militari. Nell'agosto del 1939, alla vigilia della II guerra mondiale, Leo Szilard convinse Einstein a scrivere una lettera a Roosvelt, in cui si avanzava l'ipotesi che la Germania stesse sviluppando un'arma basata sulla reazione di fissione e si sollecitavano gli Stati Uniti a perseguire lo stesso obiettivo. In seguito a questa lettera Roosvelt diede vita al progetto Manhattan, che divenne operativo nel 1941. A capo del progetto fu messo J. Oppenehimer. Con lui collaborarono i migliori fisici dell'epoca, da Fermi a Strassmann. Alla fine del 1942 arrivò il primo grande successo: il 2 dicembre Fermi realizzò la prima reazione di fissione controllata dell'uranio.

 


La strada per costruire la bomba atomica era aperta. Leo Szilard, firmatario della lettera insieme a Einstein, definì quel successo "un giorno che sarebbe passato alla storia dell'umanità come una giornata nera". 
Nell'estate del 1945 erano pronte 3 bombe. Una fu fatta esplodere a scopo sperimentale nel deserto di Alamogordo, nel New Mexico. Nel frattempo la guerra in Europa era finita. Benchè anche la guerra nel Pacifico si stesse avviando alla conclusone, fu deciso di far esplodere le altre due bombe sul Giappone. Il 6 Agosto 1945, alle ore 8.15, la città di Hiroshima fu distrutta. Il 9 Agosto fu la volta di Nagasaki. Centinaia di migliaia di persone uccisa ingiustificatamente. Fu la prima, e per ora unica, volta in cui si usarono armi di distruzione di massa. Oppenheimer, giudicando quel bombardamento un crimine, si dimise da capo dell'Atomic Bomb Project. Per Einstein, pacifista convinto, fu una sconfitta dolorosa. Più volte ebbe a ripetere: "se avessi saputo, non avrei mai scritto quella lettera".

La scelta di adoperare tali ordigni in guerra fu presa in maniera troppo leggera specialmente se si considera in relazione alle catastrofiche conseguenze allora peraltro in parte sconosciute. Il 5 agosto 1945, quando il presidente Truman ordinò l'attacco su Hiroshima le uniche informazione che si avevano su tale arma derivavano dal “trinity test” effettuato in New Mexico, tuttavia gli scienziati non avevano ancora avuto il tempo di studiare tutti i potenziali rischi tanto che il primo attaccò servì non solo per accelerare la fine del conflitto ma come vero e proprio esperimento su vasta scala. 







 LA STORIA DEL PROGETTO MANHATTAN IN 7 MINUTI:





ENRICO FERMI E LA FISICA ATOMICA:


 



lunedì 11 maggio 2015

Jeep





Nata dalla necessità militare di potersi muovere per lunghe distanze in breve tempo anche in territori di guerra impervi, grazie alla sua trazione integrale fece la sua prima apparizione durante la II Guerra Mondiale.

Il nome Jeep deriva dall'acronimo del nome militare General Purpose Vehicle (veicolo per uso generale), pronunciato dagli statunitensi appunto Jeep.

Questo marchio ha continuato a farsi strada nella storia fino ad arrivare ai giorni nostri sotto il dominio di un' importante casa automobilistica torinese, la FIAT.


La parodia attraverso il cinema: "Il grande dittatore"


In quest'anno fra gli altri generi spicca il cinema di parodia. Ne è un esempio "Il grande dittatore" di Charlie Chaplin, nel quale le dittature europee, quali nazismo e fascismo, vengono messe in ridicolo grazie allo spiccato senso critico e comico dell'autore.
Nel 1941 ricevette ben 5 candidature al premio Oscar e ancora oggi questo film rimane nella storia come esempio della libertà di espressione anche in un momento il cui Hitler era pronto a devastare l'ordine mondiale.




wikipedia


"Per chi suona la campana"

Romanzo del 1940 di Ernest Hemingway. Esso racconta l'esperienza dell'autore nella guerra civile spagnola attraverso un alter ego, Robert Jordan. Il tema principale è quello della morte sulla quale tutti i personaggi si trovano a riflettere attribuendole particolari significati e al relativo sacrificio di se stessi in favore della popolazione e di una causa. Non manca tuttavia una riflessione politica sulla macchina del fascismo.

"E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te"


Ernest Hemingway
Per chi suona la campana (For Whom the Bell Tolls)
New York : 1940

Wikipedia

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